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L’edizione 2026 del Bosco Colto Campus è dedicata a Pensare Animale / Thinking with Animals. Il Campus, in continuità con le passate edizioni, continua a interrogare i modi in cui è possibile imparare dalla selva, tornando a riconoscere le materie primarie della terra e i saperi che ne derivano.
In un’epoca segnata dal Nuovo Regime Climatico (Latour, 2022) in cui l’intensificarsi delle perturbazioni ridisegna la nostra percezione dell’abitare, pensare animale diventa un esercizio di decentramento, per osservare la natura dall’interno, lasciandosi attraversare da essa, fino a riconoscersi come parte di un medesimo corpo terrestre.
Pensare animale significa sperimentare sul campo un diverso modo di pensare e agire, in cui la conoscenza nasce dal contatto, dalla reciprocità e dalla trasformazione. Significa affrontare l’impossibilità di pensare come l’Altro, scoprendo i limiti umani nella comprensione degli altri esseri.
Il Campus diventa uno strumento di ricerca vivente, in cui la progettazione si trasmuta da mero esercizio formale a pratica situata, capace di accogliere l’imprevisto, le altre presenze e le logiche del mondo non umano come parte integrante del processo.
Alla radice del termine pensare si cela un gesto di cura, che equivale a prendere parte alla vita comune del vivente, entrando nell’aperto dove l’umano e l’animale si guardano senza riconoscersi (Agamben, 2002). È in questo spazio di indeterminazione che il pensiero rinuncia al dominio, si fa corpo esposto, capace di lasciarsi guardare e modificare dall’altro, fino a trasformarsi in atto progettuale di coabitazione, dove pensiero e materia coincidono nell’esperienza del vivere insieme.
Pensare animale è un gesto politico, significa sottrarsi alle gerarchie che separano l’umano dal mondo, disattivando le economie del dominio e dell’estrazione che hanno ridotto la Terra a risorsa, il vivente a oggetto, il sapere a strumento di potere.
Nel tempo del Nuovo Regime Climatico, il pensiero non si esercita più dall’alto ma dal basso, nel terreno condiviso dove la vita si intreccia alle sue molteplici forme.
È un invito a ridefinire la cittadinanza del progetto, a riconoscere come politico ogni atto di cura, ogni gesto di manutenzione, ogni alleanza instaurata con ciò che vive (Haraway, 2023).
Come cambierebbe il progetto di Architettura se imparassimo a pensare dal basso, nel terreno condiviso del vivente? È possibile costruire senza dominare, abitare senza possedere, conoscere senza estrarre?
Quale politica del progetto può emergere se la cura diventa il suo atto fondativo?
Come cambierebbe la scuola se imparassimo dalle altre specie?
E se pensare animale non fosse un tema, ma una forma di vita possibile, un modo di restare, di condividere il mondo?
Riferimenti bibliografici:
Agamben, G., 2002, L’aperto. L’uomo e l’animale, Bollati Boringhieri, Torino
Latour, B. 2022, Dove sono? Lezioni di filosofia per un pianeta che cambia, Einaudi, Torino.
Haraway, D., 2023, Manifesto delle specie compagne. Cani, Persone e altri partner, Contrasto, Roma


