Terraforming 2026 è un Diorama composto da due disegni collettivi a penna su lucido, entrambi delle dimensioni di 270 × 240 cm, che esplorano il territorio dei Boschi di Santo Pietro attraverso i modelli cartografici Re-collection e Point de vie, elaborati nel libro Terra Forma di Frédérique Aït-Touati, Alexandra Arènes e Axelle Grégoire.
Le opere sono l’esito del workshop “Terraforming”, organizzato da Marco Navarra e Simona Calvagna nell’ambito delle attività di disseminazione del PRIN PNRR TEArch, con la partecipazione di Alexandra Arènes.
Il workshop ha coinvolto il PAUlab 3 “Dispositivi situati”, coordinato dal prof. Marco Navarra presso la SDS di Architettura di Siracusa (@sdsarchitettura), e il modulo di Teoria, pratica e progetto del paesaggio, coordinato dalla prof.ssa Simona Calvagna presso il DICAr dell’Università di Catania (@dicar_didattica). Le attività sono state condotte da Alexandra Arènes (@shaa.atelier), cofondatrice di SOC e docente presso l’École nationale supérieure d’architecture Paris-Malaquais.
Re-collection
Il primo disegno ricostruisce il territorio dei Boschi di Santo Pietro attraverso l’archiviazione dei suoi fossili e delle sue tracce più significative, lungo un arco temporale che dal presente risale fino a cento anni fa: il bosco relitto, frammentato dalle quotizzazioni e dagli incendi; le infrastrutture militari della Seconda guerra mondiale; le torri antincendio dismesse; i sistemi idrici abbandonati; le serre dell’agricoltura intensiva; i pozzi di esplorazione petrolifera; i relitti della frana di Gela. La composizione restituisce il paesaggio come un archivio stratificato, nel quale processi ambientali, infrastrutture, attività produttive e conflitti territoriali continuano a interagire.
Point de vie
Il secondo disegno assume come centro di osservazione una quercia da sughero dei Boschi di Santo Pietro. La vita sana dell’albero è rappresentata in relazione a tre principali fattori di disturbo: il calore prodotto dagli incendi, i veleni dei fitofarmaci impiegati nell’agricoltura intensiva e le onde elettromagnetiche generate dai sistemi militari di telecomunicazione. Il modello Point de vie permette così di leggere il territorio dalla prospettiva di un essere vivente, rendendo visibili le relazioni e le pressioni ambientali e antropiche che ne condizionano l’esistenza.













