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LECTURE

9 maggio 2024

01 – Nicolas Depoutot

Campi di immaginazione e nuvole iconografiche per il progetto di Architettura

Nel suo lavoro didattico e progettuale, Nicolas Depoutot affronta in modo sistematico, sia personalmente sia con gli studenti — in particolare all’interno di uno studio di progetto del primo anno di Master — la questione degli immaginari come strumento per progettare l’architettura.
Questo tema ha attirato la sua attenzione già all’inizio degli anni Novanta, durante l’esperienza professionale presso lo studio di Jean Nouvel, dove il lavoro sull’immaginario costituiva una componente essenziale del processo progettuale.

Ogni progetto architettonico è immerso in campi di immaginario. Alcuni di essi sono direttamente connessi — in modo esplicito o implicito — al sito e al programma, e non possono essere ignorati. Altri dipendono dalla personalità, dalla sensibilità, dalla cultura, dalla formazione e dalla capacità immaginativa dell’architetto. È proprio attraverso questo intreccio che il progettista seleziona ed esplora quegli immaginari che ritiene rilevanti per far avanzare il progetto.

Analizzare le caratteristiche topografiche e dimensionali di un sito è un compito che gli studenti di architettura svolgono in modo naturale, quasi spontaneo. L’utilità di questo lavoro è immediatamente percepibile: consente di controllare e adattare le dimensioni dei volumi progettati alle condizioni fisiche del luogo, perseguendo specifiche intenzioni urbane o paesaggistiche.

Molto meno comune è, invece, il lavoro sui campi di immaginario. Eppure, quando si mira a produrre un progetto realmente contestuale, questo tipo di ricerca non è meno importante, né meno necessaria.
A differenza dell’analisi geometrica o topografica, l’esplorazione degli immaginari non produce risultati immediatamente misurabili. Tuttavia, essa consente di argomentare e orientare scelte fondamentali del progetto: la scrittura architettonica, i materiali, le texture, le forme, i colori, l’atmosfera complessiva. Si tratta di decisioni che spesso appaiono puramente soggettive e che troppo spesso restano poco spiegate — o addirittura non affrontate — sia nello sviluppo sia nella presentazione dei progetti.

Da questo processo emergono nuvole specifiche, organizzate attorno a singole parole chiave, che confluiscono progressivamente in una nuvola globale di progetto.

Questo lavoro di raccolta, selezione e organizzazione delle immagini può essere paragonato ai tavoli di investigazione della polizia, in cui indizi eterogenei vengono messi in relazione per costruire una narrazione coerente.
È esattamente in questo modo che lavorano architetti come Tsuyoshi Tane e Lina Ghotmeh, entrambi attraverso un approccio che definiscono “archeologia del futuro”. Per ogni progetto, essi costruiscono veri e propri muri di immagini — nuvole icono-semantiche — organizzati secondo connessioni tra parole chiave e iconografie provenienti da contesti diversi, capaci di nutrire e orientare il progetto architettonico.

Introduce

Marco Navarra (UniCT, Makramè APS)

Relatore

Nicolas Depoutot (École d'architecture de Nancy)